Vendite online e controlli fiscali: cosa cambia nel 2026 per chi vende su marketplace
- Dott. Lorenzo Rigoni

- 12 gen
- Tempo di lettura: 3 min
Negli ultimi mesi l’attenzione del Fisco sulle vendite online tramite piattaforme digitali si è intensificata in modo significativo. Marketplace come Vinted, Amazon ed eBay sono oggi al centro di un sistema di tracciabilità strutturata dei dati, che rende sempre più agevole per l’Amministrazione finanziaria distinguere tra vendite occasionali e attività commerciali vere e proprie.
Non si tratta di una nuova tassa sulle vendite online, ma dell’effetto concreto dell’entrata a regime della direttiva europea DAC7, recepita in Italia, che impone alle piattaforme digitali di comunicare determinate informazioni sui venditori alle autorità fiscali.
DAC7: più trasparenza, non nuove imposte
Dal 2023 è operativo un sistema di scambio automatico di informazioni tra i gestori delle piattaforme e le Amministrazioni finanziarie degli Stati membri. In pratica, i marketplace sono tenuti a raccogliere e trasmettere dati relativi ai venditori che superano specifiche soglie di tracciabilità, consentendo al Fisco di ricostruire con maggiore precisione:
il numero di operazioni effettuate;
i corrispettivi incassati;
la continuità e la frequenza delle vendite.
Questo flusso informativo ha reso più semplici e mirati i controlli, motivo per cui molti contribuenti stanno ricevendo comunicazioni o richieste di chiarimenti.
Le soglie da conoscere: attenzione ai falsi miti
Uno degli errori più diffusi è ritenere che sotto una certa cifra “non si debba dichiarare nulla”. In realtà, le soglie previste dalla DAC7 non determinano l’esenzione fiscale, ma incidono sugli obblighi di comunicazione delle piattaforme.
In linea generale, la comunicazione scatta quando, nell’anno:
si superano 30 transazioni, oppure
si superano 2.000 euro di corrispettivi.
Il superamento di questi limiti non comporta automaticamente tasse o sanzioni, ma fa sì che i dati del venditore vengano trasmessi alle autorità fiscali. Da quel momento, la posizione diventa potenzialmente verificabile.
Vendite occasionali o attività d’impresa?
Il vero punto critico resta il confine tra privato e venditore professionale.
In linea di principio:
la vendita sporadica di beni personali (abiti usati, oggetti di proprietà, regali non graditi) non integra attività d’impresa;
l’attività assume rilevanza fiscale quando emerge abitualità, organizzazione e finalità di lucro.
Alcuni indici che possono far scattare la riqualificazione sono:
continuità delle vendite nel tempo;
numero elevato e costante di inserzioni;
acquisto di beni con lo scopo di rivenderli;
politica dei prezzi tipica di un operatore commerciale.
In questi casi, il rischio è quello di vedersi contestare l’esercizio di un’attività d’impresa non dichiarata, con conseguenze in termini di imposte, IVA, sanzioni e, se del caso, contributi.
Più controlli perché più dati
La novità del 2026 non sta nei principi – già noti da tempo – ma nella probabilità di intercettazione. Grazie ai flussi DAC7, il Fisco dispone oggi di informazioni più complete e confrontabili anno su anno, rendendo più semplice individuare posizioni incoerenti con la natura “occasionale” dichiarata dal venditore.
È importante chiarire che:
superare le soglie non equivale automaticamente a evasione;
ma ignorare il problema può esporre a controlli e accertamenti evitabili con una corretta pianificazione preventiva.
Verso il futuro: DAC7 e digitalizzazione fiscale
La DAC7 si inserisce in un percorso più ampio di digitalizzazione e trasparenza fiscale a livello europeo. Anche il recente pacchetto “VAT in the Digital Age” (ViDA) va nella direzione di ridurre le aree grigie dell’economia digitale, rafforzando la capacità di controllo e incrocio dei dati.
Per chi vende online, questo significa una sola cosa: conoscere le regole e inquadrare correttamente la propria attività è oggi fondamentale, non più opzionale.
Conclusione
Le vendite online non sono vietate né automaticamente tassate. Tuttavia, nel nuovo scenario di controlli incrociati e flussi informativi europei, la distinzione tra hobby e business deve essere gestita con attenzione. Una valutazione preventiva della propria posizione fiscale consente di evitare contestazioni, sanzioni e inutili contenziosi.

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