IVA PER CASSA 2026: Quando conviene
- Dott. Lorenzo Rigoni

- 10 dic 2025
- Tempo di lettura: 3 min
L’IVA per cassa, disciplinata dall’art. 32-bis del D.L. 83/2012, rappresenta uno strumento sempre più utilizzato dalle imprese italiane che operano con pagamenti dilazionati. L’obiettivo è semplice: posticipare il versamento dell’IVA al momento dell’incasso, migliorando la liquidità aziendale.
Con l’avvio del 2026, molte realtà devono decidere se aderire, uscire o continuare a utilizzare questo meccanismo.
Di seguito una guida sintetica ma completa su cosa valutare nel 2026.
1. Requisito essenziale: il volume d’affari 2025
Per mantenere o applicare il regime nel 2026, il volume d’affari dell’anno precedente non deve superare 2.000.000 euro.
È quindi fondamentale verificare il dato definitivo 2025:
soglia rispettata → regime utilizzabile dal 1/1/2026;
soglia superata → fuori dal regime di diritto.
2. Struttura dei pagamenti: la vera variabile decisiva
Il vantaggio dell’IVA per cassa cresce in proporzione ai tempi di incasso.
Conviene soprattutto a chi:
lavora con GDO, edilizia, PA, grandi clienti con pagamenti a 60–120 giorni;
emette fatture che rischiano insoluti o ritardi significativi;
ha picchi di IVA a debito nei mesi di alta produzione.
Non è conveniente invece quando:
i clienti pagano rapidamente (entro 30 giorni);
gli acquisti generano IVA a credito strutturale;
si opera molto con privati, dove l’incasso è immediato.
3. Effetti sul cash flow 2026
Vantaggi
L’IVA sulle vendite diventa esigibile solo all’incasso, alleggerendo la liquidità.
In caso di mancati pagamenti, l’IVA non si versa (fino a 12 mesi).
Svantaggi
L’IVA sugli acquisti è detraibile solo al pagamento del fornitore.
Può peggiorare momentaneamente la detraibilità, soprattutto per imprese con cicli di pagamento lunghi verso i fornitori.
Per questo motivo, nel 2026 è determinante una simulazione dei flussi di cassa comparando regime ordinario e regime per cassa.
4. Aspetti operativi da presidiare nel 2026
Entrare o restare nel regime richiede organizzazione.
Da monitorare:
• Incassi parziali
L’IVA diventa esigibile proporzionalmente ai pagamenti ricevuti.
• Insoluti oltre 12 mesi
Dopo un anno l’IVA diventa comunque dovuta, indipendentemente dall’incasso.
• Note di credito
Devono seguire la logica dell’effettivo incasso.
• Split payment e reverse charge
Rimangono esclusi: continuano a seguire le regole ordinarie.
5. Impatto su bilancio, indici bancari e piani di rientro
Pur non modificando utile o EBITDA, l’IVA per cassa incide sulla posizione finanziaria netta e sui flussi di cassa, fattori cruciali:
nella valutazione bancaria;
nelle richieste di fidi;
nei piani di rientro e rateizzazioni fiscali;
nelle negoziazioni con fornitori e partner finanziari.
Nel 2026, per le imprese con tensione di liquidità, può rappresentare un supporto significativo.
6. Quando nel 2026 conviene sicuramente
Fatturato tra 1 e 2 milioni con incassi medi oltre 60 giorni.
Attività con forte stagionalità dell’IVA (produzione, artigiani, logistica).
Imprese con piani di rientro o rateizzazioni che necessitano di ridurre i versamenti mensili.
Aziende che lavorano con grandi gruppi che pagano a 90–120 giorni.
7. Quando non conviene
Imprese con IVA a credito cronico.
Aziende con incassi immediati e pagamenti rapidi ai fornitori.
Situazioni dove è essenziale recuperare subito l’IVA sugli investimenti.
Conclusione
Il 2026 sarà un anno in cui la gestione della liquidità continuerà a rappresentare una leva competitiva fondamentale.
L’IVA per cassa può diventare uno strumento strategico, ma solo se analizzato nel contesto specifico dell’azienda: tempi di incasso, struttura dei fornitori, saldo IVA atteso, investimenti programmati e necessità finanziarie.
La scelta corretta non è mai “standard”: richiede valutazione numerica, conoscenza del business e una proiezione realistica dei flussi di cassa

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